Oblivion

C’è un mondo dove non mi dispiacerebbe vivere, non è un mondo perfetto, non vi è pace, non vi è egualità, ci sono ingiustizie e ci sono illusioni, non è poi un gran mondo, l’unica differenza che ha con questo è che è tutto mio.

È un mondo dove posso mettermi più a nudo, un mondo dove la gente guarda oltre la ruggine dei cancelli, oltre le crepe sui muri, un mondo dove non ci sono persone, ma dove ci sono anime: libere e indissolubili, un mondo dove l’ora del riposo trova compagnia con l’ora del risveglio.

Ho sempre voluto essere enigmatica, non che a qualcuno importi davvero, ho sempre ricercato la verità, la solitudine e sono sempre scappata via da tutti, probabilmente a nessuno importa del perché.

Ci sono cose che non devono essere dette, cose che non vogliono essere scritte e ci sono anime che solo da sole possono vivere, a volte le parole non devono avere un senso, a volte non servono chiavi per decriptare pensieri inespressi, basta un gioco di sguardi per riempire il vuoto di una persona, basta un sussurro per ledere un cuore.

A volte è incontrollabile e inevitabile l’autodistruzione che dai noi parte e con noi finisce.

Non tutte le domande trovano risposte, non tutti i discorsi hanno un senso, a volte anche il pensiero deve sanguinare per liberare lacrime amare celate dietro statue di marmo, più malleabili di una goccia d’acqua da cui ogni cosa parte e con cui ogni cosa finisce.

Ho solo il rimpianto del tempo che ho perso, del tempo che male ho vissuto, ma non vivo di rimpianti, non vivo di rimorsi, vivo di egoismi, che mostri insidiosi sono diventati, vivo di dannazioni che arsa viva mi hanno, vivo di tempeste che erosa mi hanno.

Ho trovato me stessa nel dolore e nella solitudine, ho trovato me stessa in una tomba vuota dove l’ombra giace e il tempo custodisce, mentre la morte echeggia di lontano, guadando pensieri torbidi di anime che come me troveranno lo stesso fato.