Sofferenza

Spesso mi ritrovo seduta a pensare, meditare sulla vita, perché pensare è l’unica assenza di limiti che ho, poter pensare all’infinito, pensare a ogni senso profondo che esiste nel mondo, nella mia vita; passo al setaccio, ogni dolore e ogni gioia che ho vissuto, che avrei voluto vivere o evitare; perché il dolore non sia venuto invano, bisogna usarlo per crescere, bisogna andare oltre il male che si vive, e sintetizzare qualcosa di positivo da tutto questo, altrimenti si finisce solo per diventare delle persone provate, tristi, senza più quella luce negli occhi, che ci fa capire di essere vivi, altrimenti diventeremo solo spettri dei traumi passati, destinati a viverne di nuovi in futuro.
Quasi sempre mi sono sentita sola, non a livello di compagnia nella mia vita, ma a livello esistenziale, non ho mai trovato qualcuno che riuscisse a illuminare ogni angolo di me, che riuscisse a cogliere le sfumature della mia personalità, del mio dolore, della mia felicità; sono diventata col tempo, una persona cinica; chiudendo fuori dalla mia vita sempre più persone, perché ho pensato che se nessuno riusciva a vedermi, tanto valeva condurre una vita più solitaria, lontana dalle possibilità di essere ferita dalle altre persone, e questo mi ha resa più insensibile al dolore altrui; perché poche persone erano sensibili al mio, e appena mi aprivo, appena mi mostravo vulnerabile in qualche modo, finiva che mi facevano soffrire ancora di più, e io mi chiudevo ancora di più.
Non ho mai pensato che la vita fosse una questione di meriti ma di casualità, e ho usato questa giustificazione, per nascondermi dietro alla sofferenza, perché almeno non ci sarebbe stata nessuna determinante, nessun interesse cagionevole alla mia felicità; ma la verità è che le persone provocheranno sempre sofferenza, volontariamente o inconsciamente, è solo una consapevolezza da accettare, altrimenti ogni volta, che verremo feriti, finiremo per sanguinare sempre di più, fino ad arrivare al momento in cui rialzarci sarà pressoché impossibile.
Nei momenti più bui, penso che l’universo in qualche modo mi abbia sempre teso una mano, facendo entrare nella mia vita qualcuno che potesse confortarmi veramente, anche senza rendersene conto, per distrarmi, il tempo che il dolore che stavo provando potesse attenuarsi, potesse diventare gestibile; non penso di aver mai detto grazie alle persone della mia vita, che senza saperlo mi hanno fatto credere ancora, nella possibilità della felicità, non penso nemmeno sappiano l’entità del contributo che hanno avuto per me, in certi segmenti del mio vivere; per questo, anche se a volte sembro ingrata, anche se magari qualcuno non sa quanto mi ha veramente aiutata, voglio solo dire grazie, perché mi sono sentita meno sola e mi sono sentita più viva.
A volte mi dimentico di chiedere aiuto, voglio isolarmi, a volte perché ho pensato di meritare il dolore che stavo provando, perché penso di riuscire a gestirlo meglio, e a volte prende il sopravvento su di me, e mi ferisco sempre nel profondo, e rimango dissociata, mentre nella quotidianità continuo a fare le stesse cose, sorridendo; dentro sento parti di me affondare, e morire annegate nella disperazione più totale, senza poter far trasparire il dolore che mi consuma nell’anima, attraverso i miei occhi, e solo quando solo da sola, quando mi guardo dentro, permetto a me stessa, di far uscire il vuoto che mi ha sempre accompagnata, che mi ha nutrita, che mi ha resa esistenzialmente sola.
La vita rimane comunque straordinaria, la mia propensione, nel volerla vivere non è mai sparita, ma sono sempre più consapevole che le cose belle, le cose vere e profonde, sono sempre più rare, e vengono pagate in termini di dolore, dobbiamo sempre soffrire di più, quando vogliamo qualcosa di più, altrimenti ne si perderebbe il valore, altrimenti non ci sarebbe nessuna conquista, nel poter sfiorare la felicità, nel cercare di viverla, veramente, anche solo per poterla desiderare ancora una volta, per farci ispirare e farci muovere verso la serenità.
La sofferenza è, per me, l’unica moneta di scambio per l’autenticità, per la possibilità della felicità; mentre la facilità è solo la via più breve per conquistare illusoriamente una felicità fittizia, che ci farà perdere lungo la vita, che ci priverà della capacità di vedere davvero, quando per la nostra strada incroceremo la nostra vera felicità.